QUESTIONE DI ETICHETTE..
 
Cinque edizioni di Cimameriche. Curioso il Tigullio, zona di
intense storie di migrazioni – di andata e di ritorno – tanto massicce nelle (A)
Meriche tutte, eppure così poco attento alle espressioni
socioculturali che da quella parte di liguri, figli oppure oriundi, giungono e
vanno, al punto da privilegiare eventi che spesso hanno ben poco a che fare con
tale patrimoni e influenze multifocali. Cimameriche è innanzitutto
un progetto e un processo, e non solo un evento più o meno significativo. Da
tempo siamo convinti che l’evento non basta, perché non si può fare una
promozione culturale efficace senza l’apertura contemporanea di spazi e menti
che assicurino solidità e contenuti alle proposte avanzate. E’ una sfida che da
anni – come Lea Artecinema ieri, come Lamaca Gioconda oggi –
portiamo avanti e che adesso con il Festival vogliamo concretizzare.
Nelle cinque edizioni ci riconosciamo il merito di avere saputo ottimizzare
le poche risorse a nostra disposizione: locali per la segreteria organizzativa
privati, lavoro volontario, spazi e sostegni economici personali messi a
disposizione, lavoro specializzato sottocosto, collaborazioni preziose di
associazioni e ospiti sensibili, il rigore nella gestione complessiva del
festival – organizzativa ed economica – sono senza dubbio una carta di
presentazione alle Istituzioni che finanziano l’evento e anche la speranza di
potere conoscere e fare apprezzare, sotto il profilo sia culturale che
economico, il Tigullio alle Meriche e le Meriche al Tigullio come appuntamento
fisso.
Nessuno sforzo di questa natura potrà ritenersi efficace, se non sarà
accompagnato dalla consapevolezza che questi passi rappresentano chiaramente lo
spartiacque fra due modi di pensare un festival cinematografico: spesso in
Italia non si capisce bene se un Festival, al dotarsi di un ufficio stampa di
qualità, intenda vendere l’immagine della manifestazione, di un direttore,
solleticare l’ego di qualcuno, risolvere i problemi economici degli
organizzatori, oppure promuovere seriamente un valore cinematografico. La
nostra posizione è chiara, ma se non ci sarà una comprensione dell’esistenza
reale di questa frontiera, non si farà che contribuire alla permanenza di una
ingiusta distribuzione di spazi ed economie. E’ un percorso che si deve
affrontare con il concreto coinvolgimento di tutti.
Il viaggio è innanzitutto un’ esperienza interiore. E così è per tutti coloro
che ogni anno partecipano alla nostra maratona cinematografica: memorie,
incontri, recupero di identità comuni sopite ma non dimenticate. Il viaggio si
muove per suggestioni, entra nei misteri della scoperta e nelle tradizioni,
nella vita e nella cultura della gente, per offrire spunti che aiutino ad
arricchire l’esperienza e ad osservare e incontrare la realtà partendo da punti
di vista liberi e originali. Buona visione!
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